Sito delle parrocchie SS. Quirico e Giulitta di Ternate (VA), Divino Redentore di Varano Borghi (VA)

due parrocchie unite nella pastorale

in evidenza - avvisi per la comunità

Campo Estivo 2026

 

Sono chiuse le iscrizioni al campo estivo 2026.

Lunedì 15 inizia la prima settimana del campo estivo presso l’oratorio di Varano Borghi. 

 

Consiglio Pastorale Unitario

Mercoledì 20 Maggio, a Varano Borghi, si è svolto il Consiglio Pastorale Unitario, la pubblicazione del verbale, a breve, nella sezione documenti.

Battesimi

I prossimi Battesimi saranno il 7 Settembre a Ternate.

Iniziative Parrocchiali – Bacheca

Reclutamento coro Ternate
Reclutamento coro Ternate
Reclutamento coro Ternate
Reclutamento coro Ternate

Pensiero del Parroco

Eucaristia

Domenica, 14 giugno 2026

 

Carissimi fratelli sacerdoti, nel giorno in cui la Chiesa contempla il Cuore trafitto del suo Signore, da cui scaturisce una fonte inesauribile di pace e unità per tutto il genere umano, rivolgo anzitutto a me stesso e a tutti voi le parole che Dio indirizzò al popolo di Israele: «Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo». Questa chiamata divina attraversa i secoli, risuonando anche oggi con forza per ogni credente e, in modo particolarmente esigente, per noi sacerdoti. La santità non è unopzione fra le tante né un ideale astratto: chiama in causa la stessa identità di ogni persona che vuole partecipare alla vita del Risorto. Dio ci invita a partecipare alla sua stessa santità. Quando ci chiama ad essere santi perché Egli è santo, ci indica la via da percorrere: lasciarci plasmare secondo il suo Cuore. E per noi, carissimi fratelli, questa chiamata è particolarmente radicale. Il Signore ha promesso: «Vi darò pastori secondo il mio cuore, che vi guideranno con scienza e intelligenza». La santità che ci è richiesta è un abbandono fiducioso: lasciarci trasformare dal suo Santo Spirito. Eppure proprio qui emerge il grande paradosso della nostra vita sacerdotale: siamo chiamati a partecipare alla stessa santità di Dio, ma portiamo questo tesoro in vasi di creta, siamo limitati e imperfetti, spesso segnati da debolezze e stanchezze, talvolta da ferite. Come può un cuore umano, così vulnerabile, rispondere a una chiamata così alta? Il sacerdote vive questa tensione, ma sa dove trovare pace: nel costato aperto del Signore Gesù. Lunione del nostro cuore con il Cuore di Cristo non è una esperienza riservata a pochi eletti, ma un cammino sacramentale, eucaristico, che si attua nel quotidiano. Carissimi fratelli, nellOrdinazione siamo stati configurati a Cristo, ma occorre sempre ravvivare in noi il dono della grazia attraverso la celebrazione quotidiana dellEucaristia, la preghiera, la meditazione della Parola di Dio, il servizio umile ai fratelli e alle sorelle. Restiamo uniti a Cristo in tutto: in ciò che facciamo e in ciò che ci accade quotidianamente. Allora la santità, invano cercata con sforzi isolati, si rivelerà per ciò che è: corrispondenza alla grazia che ci previene, ci sostiene, ci trasfigura. Non esistono, infatti, compartimenti separati nella nostra umanità. La preghiera, il ministero, le relazioni, la stanchezza, le gioie e i fallimenti, persino il tempo apparentemente perduto o lamore che sembra sprecato, tutto diventa luogo privilegiato del rivelarsi di Dio e del suo amore infinito. Il sacerdote con un cuore integro, semplice e puro, è contemplativo nel mezzo dellazione, misericordioso, fedele nella prova, gioioso nel dono di sé. Il mondo ha un grande bisogno di pastori che non offrano solo parole o programmi, ma la testimonianza viva di un cuore riconciliato, diffondendo il buon profumo della santità di Cristo. Una vita sacerdotale salda e configurata al Cuore di Gesù è segno credibile di unità, di pace e di misericordia. Così, in un tempo segnato da divisioni e paure, possiamo essere costruttori di pace, testimoni della tenerezza del Buon Pastore, che sa radunare chi è disperso e curare chi è ferito, e il nostro zelo non è agitazione, ma il traboccare di un amore che «è estasi, è uscita, è dono, è incontro». La risposta alla vocazione ad essere santi non sta tanto nello sforzo di ascesi e perfezione, pur necessario, ma nelladesione fiduciosa allamore rivelato nel Cuore trafitto di Gesù. Lapostolo Giovanni ci fa contemplare il costato aperto del Crocifisso, in cui Dio ci mostra definitivamente come Egli sia santo: non nella distanza inaccessibile di una perfezione separata, ma in un amore che si dona sino a farsi ferire e che può quindi diventare sorgente di misericordia e di vita (…).

12 giugno 2026, Solennità del Sacro Cuore di Gesù. (Papa Leone XIV)