Sito delle parrocchie SS. Quirico e Giulitta di Ternate (VA), Divino Redentore di Varano Borghi (VA)
due parrocchie unite nella pastorale
in evidenza - avvisi per la comunità
Defunti
Domenica 1 Novembre ci troveremo a pregare per i nostri defunti:
– alle ore 14.30 al cimitero di Ternate
– alle ore 15.30 al cimitero di Varano.
In caso di brutto tempo le celebrazioni saranno sospese.
Lunedì 2 Novembre, commemorazione di tutti i defunti, celebreremo
– S. Messa alle ore 10.00 presso il cimitero di Ternate
– S. Messa alle ore 15.00 presso il cimitero di Varano.
In caso di brutto tem- po ci troveremo nelle rispettive chiese parrocchiali.
Raccolta fondi - mese missionario
Ringrazio quanti hanno collaborato per la realizzazione della Giornata missionaria mondiale. Il ricavato è stato di € 1310. Con il Gruppo missionario abbiamo deciso di destinare € 800 alla missione in Cambogia dove opera Padre Alessandro Motti.
Battesimi
I Battesimi comunitari saranno domenica 8 novembre a Ternate.
Consiglio Pastorale Unitario
rinviato a Giovedì 24 settembre, alle ore 20:45 l’incontro del Consiglio Pastorale Unitario a Varano Borghi.
Orario Messe invernale
A partire da domenica 25 ottobre, a seguito del cambio dell’ora, le Ss. Messe Vespertine saranno celebrate alle ore 17.30
Iniziative Parrocchiali – Bacheca
Pensiero del Parroco
Domenica, 1 novembre 2026
Il morire non è uno scomparire, ma un esserci in modo nuovo. È il sapere che chi ci ha preceduto è un “passo oltre” nel cammino della vita. È giunto in cima, mentre noi siamo ancora lungo il sentiero della vita; è oltre la curva, mentre noi siamo ancora lungo il rettilineo. La morte dunque non è la fine di tutto, ma l’inizio di una vita nuova per la quale ci siamo e ci stiamo preparando da tempo. La commemorazione dei defunti, allora, non è solo un “ricordare” chi non è più presente, quanto un ponte che ci attende alla fine della vita e che ci condurrà all’altra riva alla quale tutti siamo destinati. Un aiuto a non lasciarci affogare dalle tante cose, dimenticando che tutto passa, ma Dio resta. San Francesco d’Assisi, ormai riconciliato con Dio, con se stesso e con il creato, verso la fine della vita riesce a riconciliarsi anche con la morte, tanto da arrivare a definirla “sorella”, segno che anche per lui si è trattato di un mistero da capire e accogliere. A differenza della società odierna, che tenta ogni modo di nascondere la realtà della morte, illudendosi di essere eterna, san Francesco c’insegna a guardarla, a capirla, a considerarla una “sorella”, parte di noi. In fondo, è un fatto reale quanto l’esistere. È un atto di onestà intellettuale, ancor prima che spirituale. La paura di fronte a “sorella morte” è certamente dettata dall’ignoto, dal non sapere cosa ci sia al di là della “porta”, e questo crea un certo disagio. In secondo luogo, non nascondiamocelo, temiamo il “peso” delle nostre azioni, perché comunque alla fin fine siamo tutti credenti in fondo al cuore, e sul finir della vita ci domandiamo come abbiamo vissuto. Questa esperienza, porta a pregare per chi ci ha preceduti, quasi a volerli ancora aiutare e proteggere, oltre che chiedere di essere aiutati e protetti. Una cosa è certa: la morte noi la leggiamo alla luce della risurrezione di Gesù. Questa è la nostra forza e la nostra serenità. Lui ci ha aperto la Via che conduce con Verità alla Vita. Gesù stesso ci ha ricordato che siamo fatti per l’eternità: mille anni nostri sono come un giorno solo innanzi a Dio, e questo tempo della vita così breve, passeggero, non ha senso se non è proiettato verso un’esperienza più vera, come Gesù stesso ci ha ricordato: “Chiunque vede il Figlio e crede in lui ha la vita eterna”. Un’ultima cosa. Gesù si è fatto uomo per aiutarci a vivere “da Dio”; è morto, sepolto e disceso agli inferi affinché nessuno si sentisse escluso dalla sua azione di salvezza. Perché io non abbia paura e non mi senta solo e abbandonato, in balia delle mie paure, Gesù stesso ha scelto di “abitare” ogni luogo, anche il più infimo, pur di “farmi compagnia” in quel momento. Non c’è “spazio” della vita e della morte che lui non abbia visitato, e questo mi dà la certezza che Lui mi accoglierà a braccia aperte in qualunque situazione “cadrò”: sia oggi nel peccato, sia domani nella morte, Lui c’è. Perché Lui ha vinto il peccato e la morte e mi ha preparato un posto nella Casa del Padre. Questo mi basta per camminare con fiducia e speranza il cammino della vita, “Anche se dovessi camminare in una valle oscura” (Sal 23), Lui c’è. E’ con me.